Cosa cambia tra risonanza magnetica ad alto e basso campo e a cosa serve l’esame
La risonanza magnetica è uno degli esami di imaging diagnostico più importanti in medicina, poiché permette di valutare in modo dettagliato la condizione di molti organi, apparati e tessuti.
Uno dei principali vantaggi della RMN (risonanza magnetica nucleare) è che non utilizza radiazioni ionizzanti per ottenere immagini diagnostiche ad elevatissima risoluzione, come avviene per RX e TAC, ma sfrutta i campi magnetici per visualizzare gli organi.
Ma qual è la differenza tra risonanza magnetica ad alto e basso campo? La distinzione riguarda principalmente le caratteristiche del macchinario, le modalità di esecuzione dell’esame e il tipo di informazioni diagnostiche che si possono ottenere, aspetti che influenzano direttamente l’impiego delle diverse tecnologie nei vari contesti clinici.
Si tratta infatti di una differenza che non è sempre immediata da comprendere per il paziente, ma che riveste un ruolo importante nella scelta dell’esame più adatto, in base al quesito diagnostico e alla condizione clinica da valutare.
Vediamo quindi più nel dettaglio cosa distingue la risonanza magnetica ad alto e basso campo e in quali casi viene utilizzata questa tecnica di imaging.
Come funziona una risonanza magnetica e cos’è il campo magnetico
Come anticipato, la risonanza magnetica, che sia ad alto o basso campo, viene utilizzata per studiare il corpo umano e visualizzare immagini multiplanari dettagliate di organi interni, scheletro, tessuti e articolazioni.
Si tratta di un esame non invasivo e sicuro che, a differenza di RX o tomografia computerizzata, sfrutta i campi magnetici piuttosto che le radiazioni ionizzanti.
Il principio di funzionamento si basa sull'utilizzo di un grande magnete che genera un campo magnetico statico il quale interagisce con i protoni dell'acqua presenti nel corpo umano, allineandoli secondo una direzione precisa.
Successivamente, impulsi di radiofrequenza stimolano i protoni, alterandone temporaneamente l’equilibrio, e quando tornano allo stato iniziale, liberano energia che viene rilevata dal sistema e trasformata in immagini diagnostiche.
Un elemento fondamentale della tecnologia RM è rappresentato proprio dai gradienti di campo magnetico, che vengono continuamente attivati e disattivati. Parliamo di un processo che:
- consente di ottenere informazioni spaziali precise
- migliora la qualità delle immagini
- riduce i tempi di acquisizione
È proprio questa rapida variazione dei gradienti a generare il tipico rumore percepito durante l’esame.
Un parametro spesso meno noto ma importante nella valutazione dell'apparecchiatura di risonanza magnetica è proprio la potenza dei gradienti, che si misura in milliTesla (mT) e che non va confusa con la sola intensità del campo magnetico, espresso in Tesla.
È come se il campo statico di una RMN fosse il parametro “cilindrata” di un’automobile e i gradienti fossero i “cavalli”: ci sono automobili con cilindrata 3000 cc ma con pochi cavalli e poi ci sono le auto di Formula 1 che hanno cilindrata 1500 cc ma 700 cv di potenza.
Questo significa che valutare le prestazioni di una risonanza magnetica basandosi solo sul campo magnetico è riduttivo: anche i gradienti giocano un ruolo fondamentale nella qualità finale delle immagini.
Grazie alla tecnologia RM si possono ottenere immagini dettagliate di nervi, muscoli, vasi sanguigni, ossa e strutture scheletriche, che consentono di diagnosticare diverse condizioni tra cui:
- Lesioni ischemiche o emorragiche dell’encefalo
- Tumori in vari distretti anatomici
- Lesioni tendinee o legamentose in sede articolare
- Lesioni muscolari
- Problematiche relative agli organi solidi dell’addome
- Ernie e protrusioni discali del rachide
- Patologie cardiocircolatorie
- Lesioni ossee da impatto (termine che si usa in RMN per descrivere le fratture)
Si tratta naturalmente solo di alcuni esempi; la risonanza magnetica consente infatti di studiare in modo approfondito gran parte dell’organismo umano.
Differenze tra risonanza magnetica ad alto e basso campo
Alla luce di quanto visto sul funzionamento della risonanza magnetica e sulle sue applicazioni, è più semplice comprendere cosa si intenda per risonanza magnetica ad alto e basso campo e quali siano le principali differenze tra queste due tipologie di esame.
Quando si parla di “campo” in ambito di tecnologia RM, si fa riferimento all'intensità del campo magnetico statico che il macchinario è in grado di generare, misurata in Tesla (T).
In linea generale:
- una risonanza magnetica ad alto campo produce un campo magnetico superiore a 0,5 Tesla (tipicamente 1,5 o 3 Tesla)
- una risonanza magnetica a basso campo genera un campo compreso tra 0,2 e 0,5 Tesla
Come si traduce nella pratica questa differenza tra risonanza magnetica ad alto e basso campo?
Al di là degli aspetti puramente tecnici, la distinzione più evidente riguarda la struttura del macchinario e la modalità di esecuzione dell'esame:
- La risonanza magnetica ad alto campo è la classica risonanza magnetica chiusa, costituita da una struttura a tubo che permette di concentrare gli impulsi di radiofrequenza in una determinata zona, massimizzando la definizione e la qualità delle immagini.
- La risonanza magnetica a basso campo, invece, spesso coincide con quella che viene definita risonanza magnetica aperta, ovvero quella in cui il paziente non deve entrare all’interno di nessun tubo. Aspetto che rende l’esame più tollerabile non solo per persone che soffrono di claustrofobia, attacchi di panico, obesità o sovrappeso, ma anche per anziani e bambini, che potrebbero avere difficoltà a rimanere per molto tempo in un ambiente chiuso e rumoroso.
Per orientarsi meglio, ecco un confronto tra risonanza magnetica ad alto e basso campo:
| Caratteristica | Alto campo | Basso campo |
|---|---|---|
| Intensità campo magnetico | ≥ 0,5 Tesla (fino a 1,5 – 3T) | 0,2 – 0,5 Tesla |
| Struttura | Chiusa | Aperta |
| Comfort per il paziente | Più limitato | Maggiore |
| Applicazioni principali | Encefalo, addome, studi complessi | Articolazioni, rachide |
| Durata dell’esame | Più lungo/variabile | Spesso più rapido |
È importante sottolineare che, nonostante la minore intensità del campo magnetico, le risonanze a basso campo sono comunque in grado di fornire immagini di buona qualità, soprattutto nello studio di articolazioni, colonna vertebrale e tessuti muscolo-tendinei.
Tuttavia, per alcune indagini più complesse - come lo studio dell’encefalo o degli organi addominali - è generalmente necessario utilizzare apparecchiature ad alto campo (di norma almeno 1 Tesla).
Dove prenotare una risonanza magnetica ad alto o a basso campo a Roma?
Come abbiamo visto, la risonanza magnetica è l’esame di imaging radiologico più diffuso in medicina e, grazie lo sviluppo di risonanze aperte a basso campo magnetico, può essere effettuato anche da persone che non possono sottoporsi all’esame tradizionale con macchinari chiusi.
Se hai bisogno di sottoporti a una risonanza magnetica, ad alto e a basso campo, a Roma, puoi rivolgerti a Clinical Medical Consulting, centro specializzato in diagnostica per immagini che offre prestazioni di alta qualità, eseguite da personale qualificato e con tecnologie all’avanguardia.
Il centro dispone di una risonanza magnetica aperta di ultima generazione, che garantisce una precisione e risoluzione delle immagini molto accurata, oltre che una migliore esperienza per il paziente. Inoltre, avrai la possibilità di prenotare l'esame online, scegliendo la data e l'orario che preferisci.
Ora che sai qual è la differenza tra risonanza magnetica ad alto e basso campo, contattaci per ricevere tutte le informazioni di cui hai bisogno.
Glossario
- Imaging diagnostico: insieme delle tecniche utilizzate in medicina per ottenere immagini del corpo umano identificare alterazioni anatomiche o patologie
- Campo magnetico statico: campo generato dal magnete della risonanza che permette l'allineamento dei protoni dell'acqua presenti nel corpo umano, base del processo di acquisizione delle immagini
- Tesla (T): unità di misura dell'intensità del campo magnetico. In ambito clinico, le apparecchiature di risonanza magnetica variano generalmente tra 0,2 e tre Tesla
- Gradienti di campo: sistemi che modulano il campo magnetico durante l'esame, fondamentali per la codifica spaziale delle immagini e per la loro qualità finale.




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